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Il Monitore Medico
numero 2, 2015

HPV test e PAP test: esami complementari per dare risposte più sicure

PREVENIRE I TUMORI DEL COLLO DELL’UTERO


Dr. Andrea Marsico

specialista in anatomia patologica consulente larc

Dopo diversi anni di studi sul campo, il test Hpv si è dimostrato un valido alleato per lo screening del Papilloma virus. Alcuni esperti evidenziano una maggiore sensibilità dell’Hpv test rispetto al Pap test ritenendo che l’Hpv dimostri più precocemente le lesioni della cervice uterina all’origine di un tumore. Una tesi che non trova consensi unanimi ed anzi per molti studiosi è priva di fondamento.
Per sciogliere ogni dubbio abbiamo chiesto un parere al dottor Andrea Marsico, specialista in Anatomia patologica del Gruppo Larc.

In cosa consiste l’Hpv test e quali sono le principali differenze con il Pap test?

L’Hpv test serve a rilevare sequenze del Dna del virus che si trovano all’interno delle cellule. Il Pap test identifica invece le alterazioni delle cellule indotte dal virus. La differenza principale è questa: anche in donne completamente sane si trovano delle sequenze virali interne alle cellule e questo accade nella maggior parte dei casi in cui si è contratta un’infezione virale (si stima circa il 97-98%). Con il Pap test questa percentuale di cosiddetti ‘falsi positivi’ non c'è o è molto ridotta poiché l’esame vede solo le cellule che sono già state danneggiate dal virus.

Dottore, quindi non si può pensare a un avvicendamento del Pap test in favore dell’Hpv test?

Esatto, sono due esami complementari: usati insieme questi test consentono di diagnosticare e curare tempestivamente le lesioni displastiche e non si deve considerare uno più avanzato dell’altro. L’Hpv test rileva dei ceppi ad alto rischio, però anche nel caso di una donna che si è infettata con un ceppo virale ad alto rischio questo non significa che vada incontro ad una progressione di malattia, anzi la maggior parte delle donne al di sotto dei 35 anni vanno incontro ad una regressione spontanea. Il solo utilizzo dell’Hpv test crea degli allarmismi ingiustificati.

Ma nella pratica clinica ci sono dei casi in cui si preferisce l’Hpv test?

Nella pratica clinica noi utilizziamo l’Hpv come test di secondo livello nei casi dubbi, quando la morfolo­gia da sola non è riuscita a fare una diagnosi certa. In caso di una parti­colare alterazione che genera dubbi si può fare l’Hpv test. Dobbiamo consi­derare che, in caso di una lesione di basso grado, cioè una displasia lieve – il primo gradino che una cellula fa per diventare un tumore – trascorrono circa dieci-dodici anni prima che diventi un carcinoma infiltrante, per cui c' è tutto il tempo di intervenire, purchè la paziente si attenga scrupo­losamente ai controlli prescritti.

Con l’esito negativo di entrambi i test che probabilità c'è di non svi­luppare una malattia?

Insieme garantiscono una probabilità superiore al 99% di non contrarre un tumore del collo dell’utero ma, in ogni caso, è sempre necessario ripetere un controllo ginecologico annuale in età fertile. Tutte le statistiche dicono che il principale fattore di rischio per il carcinoma del collo dell’utero è non aver mai fatto un Pap test.

Guai dunque a pensare ad un pen­sionamento per il Pap test…

Assolutamente sì. Meglio se il test venga eseguito con lo strato sottile che utilizziamo al Larc. Il Pap test è la metodica medica che ha avuto il maggior successo in tutta la storia della medicina. Il carcinoma dell’ute­ro era una malattia mortale fino alla fine degli Anni ‘50. Attualmente i casi mortali sono meno dello 0,1%. È una tecnologia semplice, poco costosa e soprattutto affidabile, assolutamente non dolorosa e che quindi, per queste sue caratteristiche, ha ancora una lunga strada davanti a sé.

Ogni quanto tempo è consigliabi­le un controllo di questo tipo e da quale età?

L’ideale sarebbe dal primo contatto sessuale con cadenza annuale fino alla menopausa e, successivamente, ogni due anni. Questo è il tempo indicato non tra una visita ginecologica e l’altra ma tra uno screening citologico e l’altro.

Che cosa accade dopo il prelievo? c'è tutto un mondo che ci separa dal momento della visita dal ginecologo all’analisi di laboratorio.

Con la strumentazione che utilizziamo nel laboratorio Larc dopo il prelievo le cellule si trovano in un flacone che contiene una soluzione a base di me­tanolo come fissativo. Dopodiché con un macchinario apposito si estrae una frazione randomizzata di queste cellu­le, estremamente rappresentativa del campione, che viene trasferita su un vetrino attraverso una carica elettrosta­tica e a pressione. Questo vetrino viene poi sottoposto a colorazione con la metodica di Papanicolau (da qui il nome di Pap, ndr). Il vetrino viene quindi dato ad uno specialista che legge i preparati attraverso un microscopio.
Un vetrino contiene tra circa 500 mila e 800 mila cellule che vengono analiz­zate una per una, e alla fine di questo esame, viene stilato un referto

Dr. Andrea Marsico
specialista in anatomia patologica
Consulente LARC


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