Periodico di divulgazione medica
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Il Monitore Medico
numero 1, 2014

Il dolore cronico ha importanti ricadute cliniche, psicologiche e sociali e va considerato come un problema a sé, da curare con la giusta terapia

Sconfiggere il dolore si può!

La sofferenza non è sempre necessaria o scontata: l'algologo è lo specialista adatto a consigliarvi come alleviarla

Intervista al Dr. Stefano Casalino, anestesista


Come è considerato, a livello medico, il dolore e qual è la posizione dello specialista che riscontra questo problema nel proprio paziente?
Negli ultimi decenni, anche in Italia, sta aumentando all'interno della comunità medica la consapevolezza che il dolore rappresenti in alcuni casi una patologia a sé stante, da diagnosticare e curare in quanto tale, anche quando una patologia organica di partenza ben definita non è stata individuata. Probabilmente ciascun paziente riconosce nel proprio passato la situazione fisica che l'ha portato alla cronicizzazione di un dolore e può trattarsi di episodi clinicamente risolti che però lasciano in eredità sofferenze croniche davvero "sconfortanti" per chi le vive. Il dolore può essere ricondotto a malattie osteoarticolari, organiche o diabetiche come a vasculopatie, neuropatie o nevralgie post-erpetiche (conseguenti, cioè, casi di herpes zoster). In realtà, a distanza magari di un decennio, andare a riconoscere l'evento iniziale non ha più alcuna utilità: l'urgenza da prendere in considerazione è invece il dolore con cui il paziente deve convivere. Ed è questo il problema da risolvere! L'Italia purtroppo nell'ambito della "cultura del dolore" ha ancora molta strada da compiere: ad esempio è il fanalino di coda per uso di morfina in Europa con un consumo per paziente di 1/100 rispetto a quelli della Germania; nel nostro paese sono ancora molto forti i pregiudizi culturali e religiosi per cui il dolore fa parte della malattia e va accettato e sopportato. Fortunatamente, a scalfire questa posizione di rassegnazione, la fisiologia va accertando che il dolore determina altre patologie, ad esempio a livello di coagulazione sanguigna: nel caso di postoperatori molto dolorosi, in cui il paziente per lungo tempo "doveva" soffrire perché era normale così, si è notato che il male causava maggiore incidenza di trombosi. Questo aumento di considerazione nei confronti della sofferenza lascia ben sperare per un futuro di terapie del dolore anche nel settore pubblico. Ci sono, anche se non così diffusi, i cosiddetti Ospedali senza dolore, che sposano la cultura medica di dover combattere la sofferenza. Anche perchè le ricadute del dolore cronico sulla vita di un paziente sono innumerevoli: prima di tutto sulla sua integrità fisica e psichica; sul suo ambito famigliare che deve gestirne la depressione; a livello sociale, per aumentate esigenze di medicalizzazione; a livello professionale, per assenteismo ed inefficienza.

Il paziente che soffre, cosa può fare? A chi deve rivolgersi?
La terapia del dolore viene perlopiù trattata dagli anestesisti o algologi che, dal punto di vista sia farmacologico che terapeutico, hanno a disposizione più armi per il trattamento della sofferenza rispetto ad altri specialisti. L'anestesista, nell'approntare una terapia multimodale, può scegliere di indirizzare il paziente a terapie fisiche e fisiatriche, ha la capacità di usare farmaci con impatto neurologico, ha la possibilità di associare tecniche di anestesia loco-regionali e ha conoscenze relative a medicine non convenzionali. Inoltre l'anestesista ha una visione olistica e generale del paziente e non ne prende mai in esame un singolo aspetto. La cura consiste inizialmente nella terapia orale, gestita dal paziente con l'assunzione di farmaci a dosaggio graduato: per ciascun caso il trattamento potrà avere durata diversa, anche in considerazione degli effetti collaterali, e quindi i benefici potrebbero farsi attendere anche dei mesi. Per avere un sollievo più immediato dalla sofferenza è possibile impiegare dei blocchi antalgici, cioè l'iniezione di anestetico locale in punti muscolari o nevralgici dolenti. Questi rimedi, efficaci e rapidi, sono di esclusiva competenza di un medico anestesista e la loro valenza è molteplice: da un lato producono benefici immediati al paziente, dall'altro possono consentire l'intervento di fisioterapie efficaci e profonde. L'algologo può inoltre prescrivere visite diagnostiche strumentali volte all'individuazione ad esempio di ernie, neoplasie o vasculopatie diabetiche, per capire quale risultato è possibile ottenere: nel caso di dolore cronico, non sempre si può sperare di azzerarlo del tutto. A completare il quadro dei possibili interventi, ci sono le terapie non convenzionali come l'agopuntura e l'impiego di farmaci neurolettici per cercare di modulare la componente depressiva della patologia algologa. Ricordiamo che decidersi a curare un dolore cronico, senza attendere che il male passi da solo, significa evitare che la situazione peggiori ulteriormente: un dolore muscolare trascurato, su cui non si interviene, causa dei blocchi e può dare reazioni di tipo ischemico e fibrotico, dando vita ad un circolo vizioso che nessun antinfiammatorio o fisioterapista potrà interrompere senza l'ausilio di un'adeguata terapia del dolore.

Dunque, quali sono i consigli per chi è vittima di questo problema?
I passi da seguire per chi è alle prese con una patologia del dolore sono pochi e semplici: non rassegnarsi alla sofferenza e non aspettare troppo tempo prima di prendere iniziative terapiche; affidarsi al proprio medico di base, se questi ha la sensibilità per indirizzare alla giusta struttura altrimenti rivolgersi a Centri come quelli del Gruppo LARC dove sono presenti anestesisti che si occupano di terapia del dolore, disposti all'ascolto e in grado di presentarsi come punto di riferimento in un percorso terapico multidisciplinare; infine, confidare nella possibilità di star meglio, senza scambiare la ricerca di benessere per debolezza.


Dr. Stefano Casalino
Anestesista Specialista
in Terapia del Dolore
Consulente LARC


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